Carl Schmitt
Carl Schmitt (11 luglio 1888, Plettenberg in Westfalia - 7 aprile 1985, Plettenberg-Pasel), in realtà Karl Schmitt, fu giurista e filosofo politico, nato in una numerosa e modesta famiglia cattolica nella Westfalia prussiana e protestante.
Come giurista e studioso Schmitt è uno dei più noti, ma anche discussi, teorici tedeschi di diritto pubblico e internazionale. Le sue idee hanno attratto e continuano ad attrarre l’attenzione di molti filosofi e studiosi di politica, tra cui Walter Benjamin, Leo Strauss, Jacques Derrida, Gianfranco Miglio, Giorgio Agamben.
Il suo pensiero, le cui radici affondano nella religione cattolica, ruotò attorno alle questioni del potere, della violenza e dell’attuazione del diritto. Tra i concetti chiave ci furono, nella loro lapidaria formulazione, lo “stato d’eccezione” (Ausnahmezustand), la “dittatura” (Diktatur), la “sovranità” (Souveranität) e il “grande spazio” (Großraum), e le definizioni da lui coniate, come “teologia politica” (Politische Theologie), “custode della costituzione” (Hüter der Verfassung), “compromesso di formula dilatorio” (dilatorischer Formelkompromiss), “la realtà della costituzione” (Verfassungswirklichkeit), o formule dualistiche come “legalità e legittimità” (Legalität und Legitimität), “legge e decreto” (Gesetz und Maßnahme), “amico e nemico” (Freund und Feind) e “decisionismo”.
Le sue opere si accostano, oltre al diritto pubblico e internazionale, ad altre discipline, quali la politologia, la sociologia, le scienze storiche, la teologia e la filosofia (con particolare riguardo agli aspetti ontologici del diritto).
Schmitt oggi viene certamente descritto come un “terribile giurista”, un teorico discusso e ostile alle democrazie liberali, ma è allo stesso tempo indicato come un “classico del pensiero politico” (Herfried Münkler), non ultimo per l’influenza esercitata sul diritto pubblico e sulla scienza del diritto nella prima Repubblica Federale Tedesca (per esempio riguardo al “voto di sfiducia costruttivo” e ai solidi vincoli posti in caso di modifica costituzionale).
In Italia, dopo un periodo di diffidenza dovuta ai suoi legami con il nazismo, il suo pensiero è ricorrentemente oggetto di attenzione, soprattutto con riferimento ai problemi giuridici e filosofico-politici della globalizzazione (Danilo Zolo, Carlo Galli, Giacomo Marramao), alla crisi delle categorie giuridiche moderne (Pietro Barcellona, Massimo Cacciari, Pietro Costa, Emanuele Castrucci), ai processi di transizione costituzionale e all’esperienza paradigmatica della Repubblica di Weimar (Gianfranco Miglio, Fulco Lanchester, Angelo Bolaffi).
Schmitt è stato decisamente influenzato, nella formazione del suo pensiero, da filosofi politici e teorici dello Stato come Thomas Hobbes, Jean Bodin, Emmanuel Joseph Sieyès, Niccolò Machiavelli, Jean-Jacques Rousseau, Louis de Bonald, Joseph de Maistre, Juan Donoso Cortés, ma anche da contemporanei come Georges Sorel, Vilfredo Pareto, Ernst Jünger e Martin Heidegger.
Su Schmitt si vedano anche i seguenti articoli:
Alberto Lombardo, Il crepuscolo del parlamentarismo.
Adriano Scianca, Dieci riflessioni su Terra e Mare.
Alberto Lombardo, Caro conservatore, ti scrivo. Lettere di Julius Evola a Carl Schmitt (1951-1963).
Julius Evola, Brief an Carl Schmitt (in tedesco).
Luca Leonello Rimbotti, La “nuova mitologia” nella concezione politica di Carl Schmitt.
Dialogo sul potere
L’enigma della modernità
Sul Leviatano
Il nodo di Gordio
Cattolicesimo romano e forma politica
La tirannia dei valori
Il concetto discriminatorio di guerra
Le categorie del «Politico»
Terra e mare
Teoria del partigiano
Un giurista davanti a se stesso
Risposte a Norimberga
Dialogo sul potere