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Michael Ende

Michael EndeMichael Ende (Garmisch-Partenkirchen, 12 novembre 1929 – Stoccarda, 28 agosto 1995) è stato uno scrittore tedesco universalmente noto soprattutto per i romanzi Momo e La storia infinita.

La grande tematica sviluppata da Ende, cardine del libro La storia infinita, è il potere creativo assoluto della fantasia, matrice di tutte le storie possibili. La fantasia ora è una forma di salvezza da un mondo arido, divorato da un’economia impersonale e calcolistica (Momo); ora è una porta d’accesso quasi mistica a mondi ulteriori che vivono in simbiosi con la realtà, due lati di uno specchio che non possono fare a meno l’uno dell’altro; ora è una sorta di possessione allucinante, che dissolve la stessa realtà in un sogno tra i sogni, il mondo concreto inglobato dalla visione, ridotto solamente a una delle infinite storie possibili.

Così in Momo la fantasia è una sorta di elisir in grado di salvare il mondo, di insufflare la vita in un tempo che rischia di divenire meccanico, morto. Così anche ne La storia infinita, dove tuttavia non è solo la fantasia (ipostatizzata nel regno chiamato appunto Fantàsia) ad essere minacciata dal nulla (nella prima parte del libro), ma è essa stessa a potersi trasformare in una minaccia, quando al servizio di un delirio egoico di onnipotenza (nella seconda parte del libro). Viene comunque confermato il suo valore creativo e di sana fuga da un mondo spesso difficile da vivere e, come tale, da ritrasformare, contro quanti, anche nel corso della storia della cultura, hanno invece ritenuto la fantasia stessa un fattore di irresponsabilità.

Rintracciabile in Ende è anche la tematica del nichilismo: la perdita di speranza degli abitanti di Fantàsia (che si gettano nelle braccia del Nulla ne La Storia infinita) e il tecnicismo disumanizzante che ruba il tempo in Momo sono riferimenti alla temperie nichilistica, dove sia l’angoscia che la transumanità sono conseguenze chiave della perdita dei valori di riferimento. Lo scrittore tedesco sembrerebbe proporre come soluzione l’affidarsi alla fantasia, ma egli come il filosofo Heidegger è cosciente che per volontà non si possa superare il nichilismo, che trae il suo fondamento proprio nella volontà di potenza: per questo Bastiano, alla ricerca della propria volontà, rischia di rimanere prigioniero del romanzo.

Completamente diversa la questione ne Lo specchio nello specchio o La prigione della libertà, dove si palesa la lezione di Borges: la dialettica tra reale e irreale, tra sogno e veglia, è presentata come conflitto drammatico, angosciante, lacerante, solo a tratti sereno, tendente verso l’astratto, quasi una pulsione di morte nirvanica.


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