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Publio Ovidio Nasone

OvidioPublio Ovidio Nasone, più semplicemente Ovidio (in latino: Publius Ovidius Naso; Sulmona, 20 marzo 43 a.C. – Tomi, 18), è stato un poeta romano, tra i maggiori elegiaci romani.

Ovidio scrisse un gran numero di opere, che possono essere facilmente divise in tre gruppi: le opere giovanili o amorose, le maggiori o della maturità e le opere dell’esilio. Altre opere sono andate pressoché perdute, mentre altre sono state erroneamente attribuite al poeta.

La tendenza al galante e al piccante, ad un certo ateismo di maniera, e l’indifferenza alla vita politica gli derivano dalla gioventù dorata imperiale, della quale Ovidio era uno dei rappresentanti più onesti, e per la quale egli scriveva. I rapporti dell’autore con le sue fonti, sono problema importante per il filologo; ma più che ai suoi predecessori, egli deve molto all’ambiente culturale che lo circondava.

La vitalità di Ovidio è inesauribile. Il medioevo lo considerò non inferiore a Virgilio e il XII secolo può essere considerato un rinascimento ovidiano: in Italia, Francia, Germania, egli fu il “chierico d’amore”. Brunetto Latini scrive di lui: «e in un ricco manto - vidi Ovidio Maggiore - che gli atti de l’amore - rassembra e mette in versi». Lo testimoniano anche gli Integumenta super Ovidii Metamorphoses, le traduzioni di Giovanni del Virgilio, di Bonsignori e di Simintendi e l’Ovide moralisé.

Ebbe notevole influenza su Gaucher, così come su tutta la poesia umanistica italiana e sullo stile dotto e sui carmi dei filologi franco-olandesi.


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